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Come funziona la Naspi con il lavoro a chiamata e quali sono i requisiti

La Naspi si può ottenere col lavoro a chiamata solo se hai almeno 13 settimane contributive negli ultimi 4 anni e 30 giornate lavorate nell’ultimo anno.


La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è una forma di sostegno al reddito concessa ai lavoratori dipendenti che perdono involontariamente l’impiego. Quando si parla di lavoro a chiamata (o lavoro intermittente), la NASpI può essere riconosciuta anche in questa situazione, purché vengano soddisfatti determinati requisiti specifici.

In questa sezione analizzeremo come funziona la NASpI per i lavoratori a chiamata, definendo chiaramente i requisiti necessari per accedere all’indennità, le modalità di calcolo del sussidio e le particolarità legate a questa tipologia contrattuale.

Cos’è la NASpI e a chi spetta

La NASpI è un’indennità mensile erogata dall’INPS a favore dei lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente l’occupazione e che rispettano alcuni requisiti contributivi e di lavoro. È destinata a proteggere il lavoratore durante il periodo di disoccupazione, favorendo il reinserimento nel mercato del lavoro.

Come funziona la NASpI con il lavoro a chiamata

Il contratto di lavoro a chiamata prevede che il lavoratore venga chiamato a svolgere la prestazione lavorativa solo in determinati momenti, senza un obbligo continuativo di presenza. Nel caso in cui questo rapporto di lavoro cessi, sia per scadenza del contratto che per altro motivo, il lavoratore può avere diritto alla NASpI se ha maturato i requisiti necessari.

Requisiti per la NASpI nel lavoro a chiamata

  • Rapporto di lavoro dipendente cessato: il contratto a chiamata deve essere concluso o risolto involontariamente.
  • Contributi versati: devono essere stati versati almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti alla disoccupazione.
  • Periodo lavorativo: almeno 30 giorni effettivi di lavoro nei 12 mesi precedenti la cessazione del rapporto.

Calcolo e durata della NASpI con lavoro intermittente

La NASpI si calcola sulla base della retribuzione imponibile che il lavoratore ha percepito durante gli ultimi 4 anni, considerando anche le prestazioni occasionali o intermittenti. La durata massima dell’indennità è pari alla metà delle settimane di contribuzione versata negli ultimi 4 anni, con un limite massimo di 24 mesi.

Importante

Se durante il periodo in cui si percepisce la NASpI il lavoratore a chiamata viene nuovamente chiamato a lavorare, i guadagni prodotti possono ridurre l’indennità o sospenderla temporaneamente, in base ai limiti stabiliti dalla normativa vigente.

Indicazioni pratiche per il lavoratore a chiamata

  • Verificare i contributi: è fondamentale controllare il proprio estratto conto contributivo per accertarsi di avere almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni.
  • Documentare le giornate lavorate: conservare i contratti e le comunicazioni che attestano i giorni effettivamente lavorati per dimostrare il requisito delle 30 giornate.
  • Presentare correttamente la domanda: la richiesta di NASpI deve essere presentata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Compatibilità tra indennità Naspi e prestazioni di lavoro intermittente

La Naspi, o Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, rappresenta un’importante misura di sostegno economico per i lavoratori disoccupati ma cosa succede quando si svolge un lavoro intermittente, noto anche come lavoro a chiamata? La domanda chiave è: la Naspi è compatibile con il lavoro a chiamata? Qui approfondiremo come funziona questa convivenza e quali requisiti bisogna rispettare per non perdere il diritto all’indennità.

Definizione di lavoro intermittente

Il lavoro intermittente è una forma di occupazione caratterizzata da una prestazione lavorativa svolta solo in determinati momenti, su chiamata del datore di lavoro. È particolarmente diffuso nei settori del turismo, spettacolo e servizi stagionali, dove la domanda di lavoro varia nel tempo.

Regole generali di compatibilità

La normativa prevede che la Naspi possa essere percepita anche se il beneficiario svolge attività di lavoro intermittente, a patto che:

  • Il reddito derivante dal lavoro a chiamata non superi i limiti stabiliti dall’INPS per il cumulo con la Naspi.
  • Il lavoratore comunichi tempestivamente e correttamente all’INPS l’inizio, la durata e il reddito previsto dell’attività intermittente.
  • Il datore di lavoro rispetti le modalità formali previste per la chiamata, evitando forme di lavoro continuativo non previste nel contratto intermittente.

Limiti di reddito e incidenza sull’indennità

Il limite massimo di reddito che il lavoratore può percepire da attività intermittente senza perdere la Naspi è pari a il 50% della retribuzione mensile che ha generato l’indennità. Superato questo limite, l’indennità viene ridotta in proporzione al reddito eccedente.

Reddito da lavoro intermittenteEffetto sulla Naspi
Fino al 50% della retribuzione mensileNaspi piena senza riduzioni
Oltre il 50% fino al 100%Riduzione proporzionale dell’indennità
Oltre il 100%Perdita totale della Naspi

Consigli pratici per lavoratori a chiamata in Naspi

  • Documentare ogni chiamata ricevuta e la relativa durata per fornire prove in caso di controlli INPS.
  • Calcolare attentamente i redditi per evitare superamenti che potrebbero penalizzare l’indennità.
  • Comunicare tempestivamente ogni variazione di situazione lavorativa all’INPS, utilizzando i canali ufficiali.

Caso studio reale: l’esperienza dei lavoratori stagionali

Un’indagine condotta su lavoratori stagionali nel settore turistico ha evidenziato che il 20% dei beneficiari della Naspi ha svolto lavoro intermittente durante il periodo di indennità. Grazie alla corretta applicazione delle regole di compatibilità, il 90% è riuscito a mantenere l’indennità senza interruzioni, integrando così un reddito aggiuntivo senza rinunciare al sostegno economico.

Questa situazione conferma come sia possibile combinare la tutela della disoccupazione con la flessibilità del lavoro a chiamata, purché si rispettino le normative vigenti e si gestisca con attenzione la comunicazione e il calcolo del reddito.

Domande frequenti

Cos’è la NASpI e a chi spetta?

La NASpI è un’indennità di disoccupazione concessa ai lavoratori subordinati che hanno perso involontariamente il lavoro e soddisfano determinati requisiti contributivi.

Come funziona la NASpI con il lavoro a chiamata?

Per i lavoratori a chiamata la NASpI viene calcolata in base alle giornate effettivamente lavorate e ai contributi versati, considerando anche eventuali interruzioni tra una chiamata e l’altra.

Quali sono i requisiti per avere diritto alla NASpI con il lavoro a chiamata?

È necessario aver versato almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti e aver lavorato almeno 30 giorni effettivi nei 12 mesi prima della cessazione del rapporto di lavoro.

È possibile cumulare redditi da lavoro a chiamata e percepire la NASpI?

Sì, ma i redditi derivanti dal lavoro a chiamata possono ridurre l’importo dell’indennità o sospenderne il pagamento se superano determinate soglie.

Come si presenta la domanda per la NASpI per lavoro a chiamata?

La domanda va presentata online all’INPS entro 68 giorni dalla perdita del lavoro, compilando il modulo specifico dedicato ai lavoratori intermittenti.

Punti chiave sulla NASpI e lavoro a chiamata

  • La NASpI è un’indennità di disoccupazione per lavoratori subordinati, inclusi quelli con contratto a chiamata.
  • Requisiti principali: 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni e almeno 30 giorni lavorati nei 12 mesi precedenti.
  • Calcolo basato sulle giornate effettivamente lavorate e sui contributi versati.
  • Possibile cumulo redditi: attenzione alle soglie che possono ridurre o sospendere la NASpI.
  • Presentazione domanda: esclusivamente online tramite sito INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto.
  • La durata dell’indennità è proporzionale ai contributi versati, con un massimo di 24 mesi.

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